LIBRI

Sono racconti di transito, in un binario, in sala d’attesa, in un treno. Treno di vita che simbolicamente li raccoglie tutti, ogni racconto si apre con l’attesa, sviluppandosi poi in un vero transito nell’interiorità. Così si trovano Antonio, la mamma di Francesca, Giacomo, e la cantante, Nimeha, la senzatetto e il gatto, spettatori di vite altrui, osservando situazioni esterne per distogliere la mente da quei macigni enormi che portano nel petto. Chi caduto nella voragine del gioco d’azzardo, chi testimone di sconvolgenti delitti, chi si scontra con i propri limiti, è poi costretto a presentare il conto, ad accettare quel verdetto. Viaggiatori, quindi osservatori delle solite dinamiche con cui ci si scontra: una bimba che fa i capricci, i telefoni cellulari che squillano, la signora con il cane, costituiscono un dolce riparo che allontana il pensiero vagando qua e là su dettagli rappresentativi, preamboli di personalità. L’attesa si trasforma in un espediente di rianalisi della memoria, ripercorrendo le tappe già percorse per avere una visione d’insieme in un gioco di passaggi.

Quando le vite di Remo e Alba si incrociano nessuno dei due è pronto per una relazione con l’altro. Eppure, in una Roma assolata e antica, sentono in qualche modo che legarsi ancora a qualcuno è possibile, anche se la cosa richiede uno sforzo enorme. Alba ha appena iniziato a lavorare in un albergo. Non è di certo l’impiego dei suoi sogni, ma è comunque un passo importante verso una nuova vita, per lei e per suo figlio. Ora è arrivato il momento di guardare avanti, dimenticare i turbolenti anni vissuti, e ricominciare. Remo è un agente immobiliare nella città più bella del mondo, Roma. Intrappolato tra contratti da chiudere e case da vendere, negli ultimi tempi è caduto in una spirale di stress e di strani mal di testa, proprio quando pensava di essere riuscito, per quanto possibile, a lasciarsi alle spalle il periodo più doloroso della sua vita. Il contatto con Alba, la sua pelle, la sua voce, dovrebbero rinfrancarlo, donargli nuova energia e aiutarlo a distendersi. Eppure, nonostante lei gli sembri tutto ciò che mai avrebbe immaginato di poter riavere, i suoi dolori non diminuiscono. Anzi, lo trascinano verso il baratro: ad un tratto, senza capire come, Remo non vede più i colori. Cosa sta accadendo? E come confessare ad alta voce quello che sta vivendo se neppure lui riesce a capirlo? Ma soprattutto, finirà mai?

Viola che ritrova il suo destino, Anita che scopre il vero amore, Francesca e suo padre che nei loro posti in curva Sud trovano la forza di procedere: sono solo alcune delle donne che sfilano in questi otto racconti.

Più che racconti sono espressioni del pensiero, più che pensieri sono immagini, più che immagini sono viaggi. Viaggi del cuore, viaggi del e nel tempo, che accarezzano il solipsismo e percuotono la voglia invece di esserci e di essere. Storie di tempi andati o mai vissuti, ma soprattutto di tempi vivi, e che hanno sempre un approdo intimista. A rimbombare in questo incalzare è sempre un sentimento genuino, che sia l’io a parlare o una sinfonia di voci. Questi racconti ci insegnano a considerare il tempo come qualcosa che va al di là della sua natura esclusivamente cronologica, perché un attimo può durare l’eternità di un desiderio mai sopito, e l’eternità invece terminare in un battito d’ali. E allo stesso modo lo spazio diventa a volte qualcosa di immateriale, ma può avere una coordinata ben precisa che poi coincide con quella dell’intimità: le colline della Romagna, una caverna che assapora il sole per la prima volta, una strada che congiunge il Nord al Sud e che inanella i ricordi di una vita, un paese circondato dai campi e assediato da un amore impossibile, o anche un’isola immaginaria che conta solo cinque celeberrimi abitanti. Con una scrittura genuina e un’impronta chiaroscurale, Maggie Van der Toorn fa vibrare una parola che col suo incedere ritmico e allo stesso tempo impalpabile, non disorienta pur portandoci al centro di un labirinto mai conosciuto.